I racconti di Felineo: Brachyura, il granchio avventuroso

Disegno di Alexia Bianchi tratto da L’Esercito dei Bruttini sull’Isola dei Giganti di Anna Celenta edito da PAV Edizioni

Brachyura è un granchio. Anche lui fa parte dell’Esercito dei Bruttini e come i suoi compagni d’arme e d’avventura ha trascorso una serata in compagnia dei gatti di Felineo durante una sosta del lungo viaggio verso l’Isola dei Giganti.

A prima vista sembra timido, ma se prende confidenza con voi e gli lasciate la parola, potreste pentirvene: perché il granchio, oltre a essere logorroico, racconta tante storie che è difficile immaginare siano vere. Ecco perché questa volta leggerete non uno, ma due racconti…

È la voce di Pablo a narrare le peripezie di Brachyura, perché è lui che ha avuto la fortuna, o sfortuna, di starlo a sentire per una lunga, interminabile sera.

«Vi racconterò due storie», esordisce Pablo «Solo una delle due è vera, ma starà a voi decidere quale», precisa l’umano che, insieme a Tata, ha creato Felineo, il paese dei gatti.

Brachyura è un granchio molto piccolo, talmente piccolo che per vederlo nei dettagli e potergli parlare guardandolo negli occhi serve una lente d’ingrandimento, se non addirittura un microscopio. Per far sentire la sua vocina, il granchietto deve usare un megafono, che spesso gli viene tolto e a breve capirete anche perché…

Brachyura ha una sola tenaglia, una grossissima tenaglia in acciaio. Per questo, quando ha passato le audizioni per entrare nell’Esercito dei Bruttini, Kristal lo ha battezzato Monocrostaca, che è diventato il suo nome di battaglia.

Prima di avere quell’unica tenaglia in acciaio, Brachyura era un normalissimo granchietto con due chele proporzionate al resto del corpo. Fin dalla più tenera età, il piccolo granchio sognava di diventare un valoroso soldato. Immaginava di navigare tutti i mari e approdare in terre lontane e sconosciute, dove vivere le avventure più pericolose e imporsi come il granchio più eroico degli oceani.

Brachyura trascorreva intere giornate su uno scoglio scaldato dal sole e bagnato dalle onde che vi s’infrangevano contro. Da lì osservava il mare e i suoi cambiamenti: quando era liscio come l’olio e quando era in burrasca. Gli unici momenti in cui si staccava dallo scoglio e distoglieva gli occhi dall’acqua erano quelli dedicati allo studio degli animali acquatici, anfibi e sottomarini. Si trattava di un lavoro preparatorio al suo futuro di valoroso soldato della resistenza sottomarina. Ma questa non era l’unica sua ambizione.

Brachyura aveva anche un’altra passione, la cucina. Per questo aveva trovato un nascondiglio, che era poi diventato la sua fissa dimora, in una fessura che si affacciava sulla cucina di un ristorante sul mare. Quando non era sullo scoglio, restava nascosto nella fessura a osservare lo chef del ristorante preparare pranzi e cene da leccarsi i baffi, cercando di carpirne i segreti.

Una mattina, alle prime luci dell’alba, prima che il sole sorgesse alto sul mare, Brachyura decide di dare una svolta alla sua vita.

«Oggi si parte!» dice alla sua immagine riflessa nell’acqua del mare. «Il tempo di raccogliere ciò che serve e, prima che il sole tramonti, solcherò i mari e affronterò la mia prima eroica impresa». La sua immagine riflessa scoppia ridere, ma lui non se ne accorge. Parte del materiale necessario è riposto nella dispensa della cucina del ristorante e per prenderlo deve fare molta attenzione.

«Se lo chef mi scopre potrebbe mettermi in pentola», ansima all’ombra del suo nascondiglio il minuscolo crostaceo. «Mai io sono Brachyura, l’impavido soldato della resistenza sottomarina, niente e nessuno intralcerà i miei piani».

Un attimo dopo lo chef viene chiamato in sala per ricevere i complimenti di alcuni ospiti del ristorante e Brachyura ne approfitta per entrare.

«Devo sbrigarmi, prima che rientri dovrò raccogliere tutto quello che mi potrà servire per il viaggio».

Brachyura ha uno zainetto sulle spalle all’interno del quale ha riposto il suo cappello e grembiule da chef e la lista degli oggetti da rubare dalla dispensa. «Dove si è cacciata la lista. Eccola! Era finita nella tasca del grembiule», mormora soddisfatto il granchietto. Brachyura srotola il pezzetto di carta e inizia a leggerne il contenuto:

«1/2 guscio di noce, 4 stuzzicadenti di cui uno più lungo e resistente, quello per fare gli spiedini di pesce andrà benissimo. Poi vediamo cosa mi serve: un angolo di un tovagliolo di stoffa. Devo trovare il modo per strapparne un lembo. Accidenti è molto resistente, non importa prendo tutto il tovagliolo, mi serverà in caso d’emergenza».

Il cigolio della porta interrompe le riflessioni di Brachyura. Lo chef rientra dalla sala da pranzo e il granchietto si nasconde dietro a un pentolone d’acqua che ribolle sul fuoco. La raccolta del materiale sulla lista non è completa, ma adesso l’unica preoccupazione di Brachyura è quella di non essere scoperto. Lo chef si dirige verso il frigorifero e vi immerge dentro il testone alla ricerca degli ingredienti per il menù del giorno, così, l’impavido granchietto sgattaiola (o sgranchiettola?) verso il suo nascondiglio, che raggiunge appena in tempo.

«Ci è mancato poco», ansima al sicuro nella sua casetta. «Purtroppo non ho terminato la lista, mi dovrò arrangiare. Non voglio più posticipare la partenza. Oggi è e sarà il giorno che segnerà l’inizio della mia gloriosa carriera da soldato della resistenza sottomarina». Spinto dalla sua spavalderia, Brachyura non si lascia scoraggiare da un paio di oggetti mancanti e si appresta a costruire il mezzo con il quale solcherà le acque degli oceani.

«Meglio preparare tutto vicino alla riva così appena la barca sarà pronta salperò senza indugiare oltre».

Con il mezzo guscio di noce Brachyura costruisce la sua piccola barca, lo stuzzicadenti da spiedino tagliato a metà è l’albero maestro, sul quale Brachyura issa un pezzo di tovagliolo di stoffa. Il resto lo userà per ripararsi dal freddo durante le traversate notturne. Con gli stuzzicadenti più piccoli costruisce infine il timone: «Peccato non abbia preso in tempo i cucchiaini da caffè, mi sarebbero serviti per remare». Brachyura è pensieroso, ma non si arrende: «Ho l’indispensabile per salpare, quel che non c’è non è indispensabile. Manca solo un ultimo importante gesto prima di varare la barca…».

Brachyura estrae dallo zainetto una piccola bottiglia, che per lui poi tanto piccola non è: «Io ti battezzo Abenteuerliche Krabbe, il granchio avventuroso, proprio come me!». Le parole del futuro marinaio sono accompagnate dal lancio della bibita gassata contro la prua. Quando la bottiglia si frantuma, bollicine appiccicose schizzano ovunque macchiando di arancione il ritaglio di tovagliolo già issato e rendendo il guscio della barcanoce appiccicaticcio.  

«Marinai, pronti a salpare». Brachyura dà il primo comando al suo equipaggio immaginario e parte a bordo della sua Abenteuerliche Krabbe, la barcanoce più instabile e insicura di tutti gli oceani, a bordo della quale affronterà il mare in tempesta, mostri marini e pericolosi pirati. Durante una di queste pericolose avventure, il granchietto rimarrà ferito, ma per fortuna è ancora vivo per raccontarlo attraverso il diario di bordo.

Dal diario di bordo della barcanoce Abenteuerliche Krabbe.

Centesimo giorno di navigazione.

La scorsa notte un forte boato mi ha destato dal mio sonno profondo. Per fortuna ero vicino alla riva, vedevo il faro che illumina il mio amato scoglio e il ristorante, dove ad attendermi c’era il mio giaciglio. Tornavo a casa dopo novantanove giorni di navigazione e altrettante imprese submarine. Sono fortunato, la mia astuzia e prontezza di riflessi mi hanno salvato la vita e ora sono qui che scrivo le memorie dell’ultimo giorno a bordo della mia amata Abenteuerliche Krabbe, che imbarca acqua ed è destinata ad affondare a breve. Prima di indossare il salvagente e riporre il diario e il salvabile nel mio zainetto, scriverò ciò che è accaduto dopo il mio brusco risveglio. A destarmi è stata un’esplosione proveniente da una grossa nave che galleggiava vicino alla mia piccola imbarcazione. La nave era carica di esplosivi trasportati illegalmente. La seguivo da giorni, perché insospettito da strani movimenti notturni. Avevo fatto la guardia per diverse notti, ma solo quando mi sono assopito un attimo è successo il finimondo. L’esplosione era stata causata volontariamente dal capitano della nave, un certo Loscoindividuo, così lo chiamava l’equipaggio. Voleva attirare l’attenzione della guardia costiera sull’esplosione, mentre a bordo di una scialuppa di salvataggio sarebbero fuggiti di nascosto per rubare un prezioso carico di gioielli conservato in un’imbarcazione attraccata al porto. Per fortuna ero presente io, Brachyura, il leggendario eroe della resistenza sottomarina. Prima che Loscoindividuo fuggisse a bordo della scialuppa l’ho raggiunto a vele spiegate, avevo il vento a favore e in un battibaleno ero lì, solo: dietro di me la nave bruciava ed era pronta a esplodere; di fronte Loscoindividuo, minaccioso, mi puntava contro la sua gigantesca fiocina. Ero pronto a lanciarmi a bordo della scialuppa, quando alle mie spalle un sibilo ha interrotto la mia eroica azione. La polvere da sparo nella stiva della nave stava per completare la sua inevitabile e irreversibile opera esplosiva. Avevo due scelte: la prima, saltare sulla scialuppa di salvataggio e acciuffare Loscoindividuo, rischiando la vita insieme a lui e ai suoi marinai; la seconda, buttarmi in acqua e nuotare all’impazzata verso riva per salvarmi la vita. Ho scelto la seconda opzione ed ecco il risultato della mia più pericolosa e grande impresa. Ho nuotato abbastanza per allontanarmi dalla nave in fiamme e salvarmi la vita, ma non sufficientemente per rimanere illeso. Ora scrivo con le mie zampe posteriori: l’esplosione mi ha privato delle mie magnifiche e temibili tenaglie. L’esplosione ha sbalzato Loscoindividuo e il suo equipaggio fuori dalla scialuppa, catapultandoli a molte miglia dalla nave, che ancora brucia lentamente. Al momento la guardia costiera sta domando il fuoco e scandagliando il fondo marino per trovare Loscoindivuduo o ciò che resta di lui e del suo losco equipaggio. Io ho preferito recuperare la mia zoppicante Abenteuerliche Krabbe e scomparire prima dell’arrivo della guardia costiera: i veri eroi non si vantano delle loro imprese, ma osservano da lontano e si leccano le ferite!

La ferita di Brachyura è ora indelebile: non ha più le sue chele, ma una gigantesca monotenaglia in acciaio. Non si sa bene dove se la sia procurata. Si racconta che appena rientrato dall’avventuroso viaggio, il granchietto si sia ritirato in un eremo in fondo al mare, dove vi è rimasto parecchio tempo. Al suo rientro era più forte, rinvigorito e aveva un’unica, enorme tenaglia in acciaio inossidabile.

Ora immaginate di tornare un po’ indietro, anzi fatelo davvero. Tornate al momento in cui Brachyura è nella cucina del ristorante. Ha raccolto quasi tutto il materiale necessario per costruire la barcanoce, quando lo chef rientra in cucina e lo sorprende.

«Guarda un po’ cosa abbiamo qua, un granchietto piccolo piccolo, ma sicuramente buono buono per un sughetto». Lo chef si lecca letteralmente i baffoni mentre fissa Brachyura con gli stuzzicadenti ancora nelle chele. Il piccolo granchio cerca di fuggire e si nasconde dietro alla pentola che ribolle sul fuoco. Lo chef è più lesto di lui e lo prende per una zampina.

«Vieni qui, dove scappi? L’acqua bolle e gli ospiti del ristorante oggi assaggeranno un piatto fuori menù». Brachyura si dimena, ma è talmente piccolo che le manone dello chef sono più forti delle sue deboli tenaglie.

«Se mi lasci andare ti darò qualcosa in cambio», Brachyura tenta il tutto e per tutto.

«Sentiamo un po’, cosa potrà mai offrirmi un granchietto come te che entra di nascosto nella mia cucina per rubare chissà cosa?» risponde astioso il cuoco.

«Ti offro il mio aiuto!».

«Cosa intendi?».

«Sono piccolo e ho vissuto per tanto tempo in quella fessura là in fondo. La vedi?».

«Sì, e allora?».

«Ogni giorno, quando rientravo dal mio scoglio, dopo aver osservato a lungo il mare, da quella fessura ti guardavo cucinare e così ho carpito molti dei tuoi segreti».

«Davvero? Un motivo in più per cucinarti, così terrai la bocca chiusa», lo chef è sempre più convinto della fine che farà il piccolo granchio.

«No, aspetta, aspetta. Dico sul serio. Ho notato che a volte hai tanto lavoro e fatichi a tenere il passo con le ordinazioni che arrivano dalla sala».

«Dai, finisci alla svelta che devo cucinarti…».

«Se tu non mi metti in pentola, ti prometto che ti aiuterò, sarò il tuo braccio destro e anche quello sinistro. Laverò piatti, pentole e cucchiai, farò tutto quello che mi ordinerai, ma ti prego non cuocermi, non sono buono, anzi forse sono anche indigesto». Le suppliche di Brachyura sortiscono l’effetto desiderato.

«Visto che è la prima volta che parlo con qualcosa che devo cucinare e quindi potrebbe farmi pensare a un tuo problema congenito e di conseguenza al rischio di avvelenare i miei ospiti in sala, proverò ad accettare la tua offerta». Lo chef offre un’opportunità a Brachyura. «Attento, però, al primo sbaglio o se tenti ancora di rubare qualcosa dalla mia cucina, diventerai un buon sughetto».

Dopo l’accordo con lo chef, Brachyura rimette a posto tutti gli oggetti trafugati dalla dispensa per acquisirne la fiducia e dimostrare le sue buone intenzioni.

«Bene, visto che dici di aver carpito tutti i miei segreti, ora mostrami cosa sai fare». Lo chef mette alla prova le doti culinarie del piccolo crostaceo. Brachyura apre il suo zainetto ed estrae il grembiule e il cappello da cuoco, ora è finalmente pronto per soddisfare la richiesta del suo nuovo capo e avverare almeno uno dei suoi sogni.

«Il piano per costruire la barca con la quale solcare i mari e diventare un eroe della resistenza sottomarina è solo posticipato, nel frattempo affinerò le mie abilità da grande chef», bisbiglia spavaldo il granchietto.

«Cucinerò la mia specialità!».

In realtà né lo chef né gli ospiti del ristorante assaggeranno mai tale specialità. Anzi, a nessuno è dato sapere quale leccornia fosse, si dice perfino in giro che Brachyura non sappia nemmeno cucinare un uovo al tegamino. L’unica specialità del giorno fu cucinata dallo chef del ristorante: involontariamente Brachyura immerse una tenaglia nella pentola con l’acqua che ribolliva sul fuoco, per cercare di salvarla immerse nell’acqua anche la tenaglia rimasta intatta. Lo chef ne fece un buon sugo e Brachyura si rifugiò nella sua fessura, senza più tenaglie, né dignità. Non si sa bene cosa sia successo in seguito, dopo una lunga assenza il minuscolo crostaceo senza tenaglie tornò ad ammirare il mare dal suo scoglio, era rinvigorito e con una gigantesca monotenaglia d’acciaio inox.

Al termine dei due racconti il pubblico di Felineo era diviso a metà. Alcuni gatti ammiravano il grande coraggio di Brachyura, l’impavido guerriero dei mari. Credevano fermamente nella prima versione del racconto. Gli altri, quelli che avevano parlato con lui, non avevano dubbi: la seconda vicenda è quella che più si addice al logorroico granchietto.

E voi cosa ne pensate?

Qual è la vera storia di Brachyura Monocrostaca, il piccolissimo granchio con una sola tenaglia dell’Esercito dei Bruttini? A voi la scelta!

di Anna Celenta ©riproduzione riservata. È assolutamente vietato ricopiare o ripubblicare in qualsiasi forma senza l’autorizzazione scritta dell’autore.

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