I Racconti di Felineo: Lucy

Lucy è un cane. Ma come, un cane a Felineo? Tranquilli, non spaventatevi! È vero, Lucy è un cane, ma quando sentirete la sua storia capirete per quale motivo Lucy, il cane, è arrivata nel paese dei gatti.

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Dunque, dicevamo… Lucy è un cane. La sua razza non è ben identificata. I cani come lei si chiamano meticci. Si conosce la mamma, ma non il papà. Di Lucy, però, non si conosce nemmeno la mamma. Quando è nata, infatti, è stata subito tolta dalla sua calda cuccia e abbandonata in un fosso da qualche essere umano che Tata e Pablo – gli unici umani abitanti di Felineo – definirebbero, disumano.

Piccola come un batuffolo di cotone, infreddolita e bagnata, i suoi vagiti destano l’attenzione di Bimba, una gatta persiana dal lungo pelo bianco e nero. Bimba ha da poco dato alla luce quattro gattini e, come neo mamma, non può ignorare quel gemito straziante. La gatta si avvicina al buco per capire meglio di cosa si tratta. Il suo naso si muove rapido come quello di un coniglio. L’odore non è lo stesso dei suoi piccolini, ma è comunque quello di un cucciolo. Scende nel canale, che per fortuna contiene poca acqua, ma sufficiente a infreddolire il minuscolo ammasso di pelo che vi giace dentro. Con sguardo attento capisce che è un cagnolino. Bimba si avvicina e l’afferra con la bocca, senza fargli male. Di corsa si dirige verso casa, dove posa l’ammasso di pelo tremante nella sua cuccia insieme ai quattro gattini. Lo lava, lo scalda, lo nutre come se fosse suo.

Il cagnolino è una femmina, che cresce forte e vigorosa insieme ai micini di Bimba. Lucy, la cagnolina salvata e nutrita da una gatta, diventa adulta con la consapevolezza di essere un gatto. Ora si spiega la presenza di un cane a Felineo, dove però Lucy non è ancora arrivata.

Abituata a un ambiente di gatti, Lucy ne prende anche le abitudini. Dorme in pose strane, tipicamente feline. Gioca con gli altri gatti, anche se quelli che non la conoscono scappano, le soffiano o cercano di graffiarla. Anche lei soffia, ma ai cani che le si avvicinano per giocare. E, se potesse, farebbe le fusa quando la coccolano.

Lucy si diverte a prendere la lana quando l’anziana signora che l’ha adottata lavora a maglia, ma il suo gioco preferito è il puntino rosso. Ebbene sì, come tutti i gatti del mondo, anche lei ambisce alla conquista definitiva del puntino rosso. Il nipote della sua umana gioca spesso con lei con uno strano aggeggio che emana una piccola luce rossa. Si diverte a farla apparire e scomparire davanti agli occhi di Lucy, che vuole il premio che tutti i gatti desiderano, ma che nessuno è ancora riuscito ad acciuffare.

Di tanto in tanto Lucy si sente spaesata. Anche se la sua semplice vita sembra perfetta, tra giochi e coccole, non capisce perché la sua mamma umana si arrabbia quando lascia i topolini o gli uccellini sulla soglia di casa.

«Quante volte te lo devo ripetere? Lucy non sei un gatto! Lucy comportati da cane!». Queste parole replicate più volte al giorno, riecheggiano nella sua testa come una cantilena:

Lucy non sei un gatto!

Lucy comportati da cane!

“Lucy sei un gatto? Lucy sei un cane? Lucy, ma tu chi sei?”. I suoi pensieri diventano ogni giorno più confusi. I gatti scappano o cercano di graffiarla. I cani vorrebbero giocare con lei, che però soffia e fugge a zampe levate. L’umana non gradisce i topolini come regalo. E poi quel puntino rosso… e se fosse solo appannaggio dei gatti? Se solo i veri gatti potessero conquistare il puntino rosso? Allora Lucy è davvero un cane?

Un giorno, mentre questi pensieri continuano ad assillarla decide di scoprire la verità sulla sua origine.

«Partirò questa notte – pensa – mentre in casa dormono tutti. Devo scoprire chi sono veramente: gatto e cane non possono più convivere in questo corpo! Se sono un cane mi comporterò come tale, ma se sono un gatto il puntino rosso sarà mio e soltanto mio!» Lucy si addormenta con questa idea ai piedi dell’anziana signora. Si alzerà nel cuore della notte alla ricerca di Felineo, il paese dei gatti. 

È lì che ha progettato di andare. Quando era ancora piccola, la mamma gatta le raccontava di quel luogo magnifico costruito a misura di gatto da due esseri umani: Tata e Pablo. Si chiamava Felineo e, a parte i due fondatori, era abitato solo da gatti. Ogni gatto aveva la sua cuccia, soffice e confortevole, e una ciotola con il nome inciso sopra. Non c’erano pericoli e si poteva passeggiare e giocare senza auto che sfrecciavano sulle strade. «A Felineo – raccontava Bimba ai suoi cuccioli – si vive una vera vita da gatti, si è amati e coccolati. Tutti i gatti che non hanno una casa che li accoglie e degli umani che li amano, dovrebbero vivere a Felineo», concludeva la mamma ogni volta che raccontava a lei e ai quattro fratellini del paese dei gatti.

L’anziana si è addormentata. Quando inizia a russare, Lucy può uscire indisturbata. Il respiro diventa sempre più profondo. Ecco il primo fischio, sta russando e la cagnolina può partire indisturbata.

E così, una notte di primavera, Lucy parte alla ricerca di se stessa e si incammina verso Felineo. Non sa di preciso dove si trova, ma ricorda chiaramente le descrizioni di Bimba che una volta aveva avuto la fortuna di visitare il paese dei gatti. Con le precise parole di mamma gatta impresse nei suoi ricordi e le indicazioni di qualche passante, Lucy è sicura di poter raggiungere la destinazione in un paio di giorni di cammino.

Le stelle brillano come tante lucciole. La luna piena illumina i suoi passi. A un certo punto, però, la cagnolina si trova a un bivio. La strada si biforca. A destra si sviluppa un sentiero ghiaiato. Sull’angolo c’è un salice piangente. È grande, molto grande. A sinistra continua l’asfalto. E un cartello stradale indica ai veicoli di fare attenzione all’attraversamento di animali selvatici. C’è qualcosa di strano, ma Lucy è troppo assorta nei suoi pensieri per vedere un piccolo gnomo seduto in groppa al cervo raffigurato nel cartello stradale (leggi il racconto “Dentino e il cartello stradale“).

Lucy sceglie di proseguire a destra, sul sentiero ghiaiato, perché ricorda chiaramente la descrizione di quel grande salice piangente. La via intrapresa sembra infinita, forse è stanca, è ancora buio e anche se qualche stella si sta già spegnendo il giorno è ancora lontano. Con le prime luci dell’alba, raggiunge un casale abbandonato dove si ferma per riposare. Si addormenta all’istante. Nel frattempo fuori si fa giorno. Il fresco sole di primavera inizia ad asciugare la rugiada sui verdi prati che circondano il casale. Lì pascolano alcune mucche. Sono loro che danno il buongiorno a Lucy. O meglio, il loro muggito è la sveglia che rintrona nelle orecchie della cagnolina, che si alza di soprassalto senza riconoscere il luogo dove si è addormentata. Esce dal casale e si avvicina a una mucca.

«Buongiorno, mi scusi dove siamo?» domanda Lucy dopo essersi presentata.

«Salve, io sono Bossy e pascolo insieme alle mie amiche in questo prato. Non so di preciso dove ci troviamo. Ma dicono che oltre quella collina che vedi laggiù ci sia un paese abitato solo da gatti», risponde gentilmente la mucca, contrariamente a quanto farebbe pensare il suo nome.  

Lucy non crede alle sue lunghe e pelose orecchie. Felineo è più vicino di quanto immaginasse. Una sola notte di cammino e può già intravedere la meta. La cagnolina ringrazia Bossy e le amiche al pascolo e, dopo aver bevuto un po’ di latte direttamente dalla fonte, riprende il suo viaggio verso la verità.

Dal pascolo la collina sembrava molto più vicina, ma Lucy deve camminare a lungo prima di raggiungerla. Passano un paio di ore quando arriva vicino al cortile di una casa che giace proprio ai piedi della collina. Lì vive un’anziana signora, proprio come la sua umana. Lucy pensa di chiederle acqua e cibo. Le sue zampe sono molto sporche di fango e forse anche di altro, dopo l’incontro ravvicinato con le mucche al pascolo. Non fa in tempo ad avvicinarsi alla staccionata che una voce dall’interno della casa la blocca. L’urlo è così alto e squillante che a Lucy pare proprio alle sue spalle. Ma la stridula voce da strega proviene dal piano superiore dell’abitazione. 

«Non ti azzardare a inzozzare il mio vialetto, brutta e sporca bestiaccia! Via di qui!»

Lucy ci ripensa e sfreccia in direzione della collina, dimenticando la fame e la sete. Per fortuna, prima di inerpicarsi sull’impervio sentiero trova un ruscello dove abbeverarsi con un poco di acqua fresca. Anche se non è vegetariana, prima di avvicinarsi alla casa della strega ha raccolto alcune bacche profumate che può mangiare per riempire la voragine creatasi nel suo stomaco. 

«Quando raggiungerò Felineo avrò la ciotola con il mio nome e la fame non sarà più un problema». Questo pensiero passeggia nella sua mente, mentre lei fa altrettanto sulla salitella in terra battuta. Ai lati del piccolo sentiero la vegetazione si infittisce. Presto Lucy si trova racchiusa da rami contorti, siepi rigogliose e qualche ortica a procurarle prurito alla coda. Un ramo spinoso le si impiglia tra i riccioli del pelo color champagne. Ha una piccola ferita. Qualcuno o qualcosa la libera e una voce la guida in un angusto anfratto, che a stento nota a causa della fitta vegetazione. È difficile entrarvi, perché oltre a essere molto buio, l’apertura è strettissima.

Anche se è un cane di piccola taglia, Lucy pensa: «Quanto vorrei essere un gatto in questo momento…». Il pensiero le percorre la mente per la prima volta da quando è nata. Si rattrista. Inizia a comprendere la sua vera natura e la voce della sua umana riecheggia di nuovo come un’assordante campana:

Lucy non sei un gatto!

Lucy comportati da cane!

Lucy non sei un gatto!

Lucy comportati da cane!

Un’altra voce a lei più vicina si palesa nel buio dell’incavo in cui è riuscita finalmente a entrare. «Avvicinati, non avere paura». La cagnolina sente, ma continua a non vedere.


Le sue zampe toccano qualcosa di soffice, peloso. Sembra un altro animale, forse un suo simile. «Fermati lì e siediti!» La voce avvolta nell’oscurità è calma e pacifica. Lucy non ha paura.

«Non riesco a vederti. Chi sei?» Domanda curiosa.

«Non importa ciò che vediamo o vedono gli altri, ma ciò che siamo e come ci comportiamo». Risponde saggiamente l’interlocutore nascosto. «Io mi chiamo Paprika, sono un abitante di Felineo. L’unico che può salire in cima alla collina. È qui che vengo in ritiro spirituale», la voce si presenta.

«Io mi chiamo Lucy e sto andando a Felineo perché devo capire chi sono», risponde spaesata Lucy.

«Tu sei ciò che sei. Non importa la razza o la provenienza. Se cane o gatto. Se umano o animale». Con chiarezza, Paprika la rassicura.

«Tu hai ragione, ma nella mia casa mi rimproverano perché mi comporto come un gatto, rammentandomi di continuo che sono un cane. Se mi avvicino a un gatto, questo mi soffia, fugge o cerca di graffiarmi. Mentre sono io a scacciare i cani che desiderano la mia compagnia. E poi dicono che solo i gatti possono catturare il puntino rosso». Lucy spiega la sua situazione al gatto zen.

«Voglio aiutarti, ti accompagnerò a Felineo, ma prima prendi questa».

«Cos’è? Non vedo nulla!»

«Non importa tanto non c’è scritto niente. È una pergamena magica».

«Grazie, ma cosa ci faccio se non vedo e se sulla pergamena non c’è scritto niente?».

«Abbi fiducia. Chiudi gli occhi e lasciati trasportare da quello che senti. Come ti ho già detto, non importa ciò che vedono i nostri occhi, quello che conta è ciò che il nostro cuore è in grado di osservare».

Lucy, fiduciosa, chiude gli occhi. Paprika, anche se non lo vediamo, fa lo stesso e intona una melodia. Nello stesso istante sulla pergamena compaio delle lettere che formano delle parole, poi versi e infine strofe, quelle di una canzone…

Guardati allo specchio

Non sei diverso

Non sei perfetto

Guardati allo specchio

Sei speciale

Sei unico

Guarda avanti

Non ti voltare

Se quella voce tu senti beffeggiare

Guarda avanti

Non ascoltare

Chi senza cuore tende a giudicare

Guardati allo specchio

Guarda avanti

Guarda il tuo cuore

Cosa vedi se non amore?

Amati, ama il prossimo e lasciati amare

Sii te stesso

E non cambiare

Le lettere, anche se Lucy non può vederle a causa del buio che avvolge la caverna, si palesano sulla pergamena man mano che Paprika suona le dolci note della melodia. Lucy accompagna la musica con le parole, anche se non le conosce risuonano nella sua testa come se fossero lì da sempre. Con questo importante messaggio, Paprika esce dal suo ritiro spirituale e si svela agli occhi ancora un po’ appannati di Lucy. Insieme scendono dalla collina e si avviano al paese dei gatti, dove la confusa cagnolina potrà definitivamente capire chi è veramente.

Quando Paprika e Lucy arrivano a Felineo creano un bel po’ di trambusto. Anche se gli altri abitanti del paese di gatti vedono il loro amico Paprika, l’accompagnatore è palesemente un cane. Tata e Pablo, richiamati da un assordante miagolio, raggiungono trafelati il luogo in subbuglio.

«Cosa succede?» domanda ad alta voce Pablo per sovrastare i miagolii dei gatti in preda al panico.

«Se mi lasciano spiegare, questi fifoni capiranno che non c’è nulla da temere». La risposta di Paprika, sempre calmo ed educato, riporta tranquillità. Tuttavia i gatti di Felineo restano sull’attenti con pelo ritto e coda gonfia, rivolgendo il loro sguardo di sfida al cane accanto a Paprika.

Il gatto zen spiega dell’incontro in cima alla collina con Lucy e del motivo della sua visita. Quando i gatti capiscono che la cagnolina è una di loro, mettono da parte l’atteggiamento di sfida e la invitano nella piazza, dove si trova il salone centrale.

Lucy non crede ai suoi occhi. Un intero villaggio popolato da gatti che l’accoglie come se fosse una di loro. Rispondendo all’invito, li segue scodinzolando. Paprika le presenta uno a uno tutti gli abitanti e le spiega che Tata e Pablo hanno creato Felineo a misura di gatto, ma che chiunque è il benvenuto purché ami i gatti, non sia allergico al pelo di gatto e non indossi abiti scuri.

Nell’attesa della cena, Pablo intrattiene Lucy e i gatti con il misterioso puntino rosso. Lucy capisce che non è facile conquistarlo neanche per un vero gatto e si rincuora, ma non si darà mai per vinta.

Quando la cena è pronta, Tata invita Lucy al centro del salone. Pablo le raggiunge poco dopo con in mano qualcosa. Quando Lucy capisce, i suoi occhi si riempiono di lacrime e comprende ancora meglio le parole di Paprika: “Tu sei ciò che sei!”.

Pablo posa l’oggetto vicino alle zampe di Lucy: «Che tu sia cane o gatto non importa, mia cara Lucy. Questa ciotola con il tuo nome inciso sopra ti accoglie a Felineo in qualità di cittadina onoraria. Potrai restare qua per sempre o per il tempo che ritieni necessario. Potrai tornare a trovarci quando vuoi. Qui un pasto a tuo nome ci sarà sempre e un cuccia calda e accogliente ti proteggerà ogni volta che ne avrai bisogno».

Un fragoroso miagolio segue il discorso di Pablo, sembrano gli applausi di migliaia di mani. Lucy è lusingata dell’accoglienza e ringrazia Tata, Pablo, Paprika e gli abitanti di Felineo per averla accolta e fatta sentire una di loro.

La cagnolina trascorre la notte nella cuccia che Tata ha preparato per lei, ma il giorno successivo tornerà a casa. Ha finalmente capito che lei è ciò che è, indipendentemente da quello che dicono o pensano gli altri e aldilà di chi l’ha generata. Ha avuto una mamma gatta, che l’ha amata e cresciuta come se fosse sua, senza fare nessuna differenza con i suoi quattro gattini, che per Lucy erano dei veri fratelli. E la sua umana l’aspetta impaziente a casa.

Anche se ogni tanto le ricorda che è un cane e non un gatto, infatti, non lo fa con cattiveria e la ama per quello che è: la dolce Lucy, il cane che si crede un gatto!

Questo racconto è ispirato a una storia vera, Grazie a Michela per aver raccontato del suo cane che si crede un gatto. Il resto è tutto frutto della fantasia dell’autrice.. di Anna Celenta ©riproduzione riservata. È assolutamente vietato ricopiare o ripubblicare in qualsiasi forma senza l’autorizzazione scritta dell’autore.

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